Santa Fiora

 

Il territorio

Le vestigia del castello – con i resti delle antiche mura, torri e fortifi cazioni – appaiono, come d’improvviso, alle falde di un antico vulcano ormai spento, in mezzo ai castagni che le circondano e sembrano quasi volerle proteggere. Il paese incanta con le sue pietre, i suoi muri vetusti, le sue viuzze strette e buie, la natura rigogliosa che lo circonda, il silenzio che lo sovrasta e le sorgenti che prorompono tra le rocce.

Sorgenti, castagni e miniere

Situata nel versante meridionale del Monte Amiata (1738 m.), circondata dai rilievi del Monte Labbro a est (1193 m.) e dal Monte Calvo (930 m.) a sud, Santa Fiora sorge a 687 m.slm. Da qui ha origine il fiume Fiora che forma una stretta vallata ricca di coltivazioni.

Sorgente del Fiora, Galleria Nuova

L’Amiata è un antico vulcano spento coperto da boschi di faggio e castagneti. I nuclei insediativi del comune sono Bagnore, Santa Fiora, Marroneto, Bagnolo e Selva. Secondo la leggenda, tramandata da San Pier Damiani, il nome del paese sarebbe da collegare al trasferimento in loco delle reliquie – donate dal vescovo di Arezzo nel 901 – delle sante martiri romane Flora e Lucilla. Più realisticamente è da credere che i primi abitanti abbiano voluto dedicare il nome del luogo alla flora rigogliosa e alla natura che con le sue sorgenti, insieme ai castagni e ai boschi, garantiva le elementari necessità di sopravvivenza.

I boschi fornivano legname, frutti spontanei, cacciagione, miele, pascolo per gli ovini. I castagneti oltre alle armature delle miniere, al carbone e al ricovero dei maiali, garantivano un frutto che poteva essere consumato sia fresco (lessato o arrostito) sia secco. Le castagne erano fatte essiccare nei seccatoi, tipiche costruzioni in pietra locale a due piani: al piano superiore venivano posti i frutti; al piano inferiore, si teneva acceso un fuoco per far evaporare la parte umida della castagna. Una volta seccate, le castagne venivano portate a macinare nei mulini e la farina, con l’aggiunta di acqua, andava a costituire l’elemento base della nutrizione delle popolazioni locali: la polenta, servita con carne o formaggi.
L’acqua alimentava vari opifici preindustriali, come le gualchiere per la lavorazione della lana e le ferriere per la lavorazione dell’ematite elbana e serviva all’irrigazione degli orti coltivati intorno al paese.

Santa Fiora: capitale di un’antica contea

Santa Fiora si presenta al visitatore come uno dei tanti caratteristici e pittoreschi paesi che circondano, come gemme di una collana, il collo maestoso dell’Amiata. In realtà, nei secoli passati, fu un centro ben più importante dei tanti circonvicini, tanto che nel XIII sec. poteva vantare una popolazione più numerosa di Grosseto. All’osservatore paziente e attento, non sfuggiranno certo gli elementi – il castello e l’insieme delle fortifi cazioni, la struttura urbana medievale ancora ben conservata, la presenza di chiese e conventi – che ne fanno un rilevante centro storico e monumentale nella Toscana meridionale, l’unico che possa vantare un giardino con l’acqua. Questa rilevanza non stupirà quando si pensi che Santa Fiora fu, dal XIII al XVII, capitale di una piccola Contea di confi ne, incuneata tra la Toscana e lo Stato della Chiesa, dominio prima degli Aldobrandeschi – una importante famiglia feudale che possedette un territorio più vasto dell’attuale provincia di Grosseto – poi degli Sforza, un ramo cadetto dei signori di Milano. Il matrimonio dell’ultima erede Cecilia Aldobrandeschi con Bosio Sforza nel 1439 salvò l’integrità della contea inaugurando una politica di alleanze patrimoniali e familiari. Guido Sforza ospitò papa Pio II Piccolomini e, secondo la leggenda, uccise un drago che infestava la campagna, facendosi ben volere dai suoi sudditi.
Nel Cinquecento la Contea di Santa Fiora, insieme a quella limitrofa degli Orsini di Pitigliano e al confi nante Ducato di Castro, rappresentò un’enclave autonoma tra il Granducato di Toscana e lo Stato Pontifi cio. Nel corso del Seicento gli Sforza cominciarono a perdere gran parte del loro potere. Nel 1673, con il matrimonio tra Federigo Sforza e Livia Cesarini, le fi nanze si risollevarono. Poco a poco però gli interessi dei feudatari scemarono e, tra ‘800 e ‘900, i diritti di proprietà sulle miniere, sulle acque, sulla terra furono ceduti a imprenditori minerari, enti pubblici e proprietari privati. Scompariva così il loro dominio economico e sociale, di tradizioni secolari, sul territorio santofiorese.

Processione del Santo Crocifisso

Invito alla visita del centro storico: i tre Terzieri
Il centro storico di Santa Fiora è diviso in terzieri: Castello, Borgo e Montecatino. La visita inizia dal terziere di Castello (la parte più antica del paese, dove si trovano i resti degli edifi ci e delle fortifi cazioni aldobrandesche) caratterizzato da una grande piazza dominata dalla Torre trecentesca e dal Palazzo Sforza. Percorrendo Via Carolina si raggiunge la Porticciola e si passa nel Borgo, sviluppo urbanistico quattrocentesco del Castello, il cui fulcro fu probabilmente il Convento agostiniano di San Michele. Fu a lungo la parte più popolata del paese, dove trovarono collocazione botteghe artigiane e attività commerciali legate all’agricoltura. In una zona periferica del terziere, stretto fra il Convento delle Clarisse e il Convento agostiniano, fu collocato il Ghetto degli Ebrei.
Dalla Porta di San Michele, si raggiunge il terziere di Montecatino. Come suggerisce il nome (“catino” punto di raccolta dell’acqua) è caratterizzato dalla Peschiera che raccoglie le acque delle sorgenti del Fiora. Sfruttando la forza motrice delle acque, sorsero nell’area diversi impianti e manifatture preindustriali (mulini, ferriere, laboratori artigiani). Poi si formò un vero e proprio nucleo insediativo che, oltre ad accogliere le maestranze degli impianti, utilizzava anche la propria posizione di confi ne per attività commerciali, mercantili e pratiche di contrabbando.

Castello

Tamburini di Santa Fiora

Le tre strade che conducono a Santa Fiora convergono tutte verso la piazza centrale (un tempo Piazza del Castello ed oggi Piazza Garibaldi) delimitata e caratterizzata dai resti delle strutture fortificate aldobrandesche, su parte delle quali si erge il Palazzo Sforza, e da una serie di palazzi signorili di età rinascimentale, spesso ristrutturati in età moderna.
Sulla facciata della chiesina di S. Giuseppe una lapide recita un verso dantesco: «e vedrai Santafior com’è sicura». In realtà il verso dovrebbe suonare così: «e vedrai Santafior com’è oscura».
Il ponte – inesistente nel tessuto urbano medievale – collega il centro storico con gli aggregati novecenteschi. La cinta muraria e difensiva si chiudeva su questo lato con la Porta del Cassero distrutta nel sec. XIX.

  • Palazzo Pretorio: sede dell’Ufficio turistico e della Pro Loco, in facciata lo stemma degli Sforza.
  • Fonte dei serpi: costruzione moderna.
  • Palazzo Sforza: edificio rinascimentale equilibrato e simmetrico, con cornici e portali in bugnato. Fu costruito nel sec. XVI per opera di Fulvia Conti-Sforza, su preesistenze medievali.
  • Museo delle miniere di mercurio del Monte Amiata: testimonia la storia delle miniere e il lavoro dei minatori con un allestimento che ripropone la discesa in miniera.
  • Defizio: balcone naturale affacciato sulla Peschiera, sul fiume Fiora e su un Poggio abitato fi n dalla preistoria. Visibile anche la sagoma appuntita e spoglia del solitario Monte Labbro: un luogo legato all’utopia ottocentesca del “profeta amiatino” David Lazzaretti (1834-1878), che volle lì tentare la costruzione di una società comunitaria ispirata al Vangelo.
  • Chiesa del Suffragio: appoggiate alle pareti interne tre grandi croci dette tronchi, portate in solenne processione il Tre Maggio a caratterizzare uno dei momenti più significativi della tradizione.
  • Via Carolina: l’unica via che attraversa tutti e tre i terzieri; una lapide sulla piazzetta ricorda il terribile bombardamento del ’44.
  • Case medievali a tre porte: rappresentano i tre momenti centrali dell’esistenza, Vita, Festa e Morte.
  • Via di Mezzo: porta in Piazza dell’Olmo (albero della Giustizia) con una fontana in pietra trachitica.
  • Piazza San Michele: con statua in peperino del santo che calpesta il demonio (sec. XVII), collocata su un portichetto d’ingresso ad arco a tutto sesto su pilastri.
  • Casa natale di Ernesto Balducci: padre scolopio operante a Badia Fiesolana, simbolo della cultura della pace in Italia, fu un intellettuale, scrittore e editore (1922-1992).
  • Via del Fondaccio: impreziosita da due portali con bassorilievi medievali raffiguranti scene di caccia al cinghiale con lance (sec. XIII).
  • Pieve delle SS. Flora e Lucilla (XIV sec.): dal carattere architettonico romanico-gotico, facciata a capanna ed elegante rosone in travertino. Alla fi ne del Settecento furono aggiunti il portone e due navate laterali. L’interno conserva una pregevole collezione di ceramiche robbiane, uno dei rari esempi di arte fiorentina nell’area amiatina, artisticamente e culturalmente terra senese.
    Le patrone si festeggiano con una grande fiera e processione il 29 di luglio.

Borgo

Piazza Sant’Agostino, Chiesa di San Michele

La Porticciola, che chiudeva a sud il primo nucleo fortificato, presenta una struttura tipicamente medievale ed introduce al Borgo, espansione dell’antico abitato delineatosi in modo definitivo a partire dal XIV sec. con l’edificazione del Convento agostiniano di San Michele Arcangelo.

  • Chiesa di Santa Chiara: vi si conserva un crocifisso miracoloso venerato dalle popolazioni locali, tanto che il luogo è stato recentemente riconosciuto come Santuario. Nel coro sono conservati una ceramica raffigurante la Madonna con il bambino, alcuni reliquiari (tra cui quello contenente le reliquie delle sante Flora e Lucilla), mentre non sono più esposti gli ex voto che erano numerosissimi e l’oggettistica sacra prodotta dalle stesse Clarisse, attualmente conservati presso il Museo diocesano di Pitigliano.
  • Via Sant’Antonio: esempi di architravi e finestre in peperino, votive in pietra e ceramica.
  • Chiesa di Sant’Antonio: rovine seicentesche, originaria pertinenza del Convento delle Clarisse.
  • Convento delle Clarisse: fu eretto tra il 1610 e il 1640 per volontà della contessa Eleonora Orsini (il cui nome è ricordato nel portale della chiesa), moglie di Alessandro Sforza, conte di Santa Fiora e Duca di Segni, su sollecitazione di Passitea Croci, mistica senese.
    Il Convento sorse su un pezzo di basamento di mura a scarpa che delimitavano il paese a sud-est, inglobando anche la porta dei “Gobbacci” dalla quale si andava verso le Vigne, Selva e Castell’Azzara.
  • Via Lunga: portali con scritte cinquecentesche, era la via più popolosa e animata del paese.
  • Piazza del Ghetto: qui, tra il XVI e il XVIII sec., risiedette una piccola comunità ebraica che sfuggiva da espulsioni e discriminazioni. Gran parte del quartiere e la Sinagoga non esistono più a causa di eventi franosi.
  • Ex Convento agostiniano di San Michele: punto di riferimento per la comunità fin dal ‘300. Nel tessuto edilizio sono presenti preziose decorazioni e bassorilievi con simbologie religiose, tra cui una grande tavola con i simboli dell’ordine (la mitra e la cintura sovrapposta al bastone vescovile).
  • Chiesa di Sant’Agostino: costruita a partire dal 1309 con successive modifi che fi no al 1681. Sul fianco destro è addossata la torre campanaria del XIV sec., a tre ordini, con bifore e una trifora. All’interno, subito a destra dell’ingresso, si trova una lapide che ricorda Ildebrandino Aldobrandeschi con lo stemma – uno dei pochi rinvenibili sul territorio – dei conti di Santa Fiora.

Montecatino

Parco della Peschiera

La Porta di San Michele, a sesto acuto con tre mensole esterne, divide il Terziere del Borgo da quello sottostante di Montecatino, che rappresenta “la parte più nuova della parte vecchia”.

Peschiera: un insolito specchio d’acqua che fu forse, in origine, un vivaio di trote degli Aldobrandeschi, formato dalle sorgenti chiare, gelate, che scaturiscono tra il verde dei castagni, in seguito divenne parte del parco-giardino rinascimentale voluto dagli Sforza: un luogo incantato che ricorda un giardino ariostesco e non ha eguali in tutta la Toscana meridionale. L’ultima ristrutturazione – realizzata nel 1851 da Lorenzo Sforza-Cesarini – gli dette i caratteri che sono ancora riconoscibili.

Madonna delle Nevi: edificata dagli Agostiniani in un luogo dove già esisteva un tabernacolo con l’immagine della Madonna a protezione delle acque. Nella facciata della chiesina è stata collocata la robbiana raffi gurante le sante Flora e Lucilla. All’interno, recenti attività di restauro hanno riportato alla luce complessi cicli di affreschi sovrapposti, i principali dei quali, sono opera del pittore amiatino Francesco Nasini, databili 1640 c.a.

Insediamento abitativo: a maglia regolare, organizzato a partire da un asse rettilineo parallelo al muro di cinta della Peschiera, sul quale confluiscono vicoli ortogonali disposti a pettine. Sfruttando la forza motrice dell’acqua, erano sorti, già dal ’500, impianti preindustriali e manifatture (una ferriera che lavorava ematite elbana, una fabbrica di chiodi, due gualchiere per la lavorazione della lana, una tintoria, una fabbrica per la polvere pirica e vari mulini) lungo l’area del corso superiore del Fiora.

Acquedotto del Fiora: le sorgenti amiatine costituiscono il serbatoio della Maremma. La loro visita (possibile su richiesta e ad orari predefiniti) ha un che di inquietante e di fascinoso insieme.

 

Le frazioni

Selva

Fonte del Papa, Convento della SS. Trinità

Pugni di case sparse tra i boschi: punto di partenza di escursioni segnalate e percorsi mozzafiato. Così appare oggi la frazione di Selva che si distende sui fianchi del Monte Calvo (m. 930 s.l.m.) sulla destra dell’alta valle del Fiora. Il luogo è nominato la prima volta nel 1077 proprio come Monte Calvo, località ove sorse, per volontà degli Aldobrandeschi, conti di Santa Fiora, il Convento della SS. Trinità.

Festività e ricorrenze

  • 5 gennaio: Canto della Befana
  • 30 aprile: Canto del Maggio
  • La prima domenica d’agosto: passeggiata “giro delle fonti di Selva”
  • Seconda settimana d’agosto: Festa del Drago
  • Ultima domenica d’agosto: Festa patronale

Bagnore

Madonna del Castagno

Piccolo centro che si snoda fiancheggiando, sui due lati, la strada provinciale che da Arcidosso per il Bivio delle Aiuole conduce a Santa Fiora. Nella seconda metà dell’Ottocento e fino ai primi anni del Novecento fu una stimata stazione climatica, frequentata, tra luglio e fine settembre, da turisti provenienti dalla Maremma e da Roma.
Nel territorio di Bagnore sorse nel 1923 (le prime ricerche furono del 1919, quando fu costituita la Società Mercurifera Italiana) l’impianto per la lavorazione del cinabro estratto dall’area del Monte Labbro che operò fino al 1975 (periodo in cui si avviò la dismissione di tutte le miniere di mercurio del Monte Amiata).

Casa del seguace Marsilio Lorenzoni: qui morì, la sera del 18 agosto 1878, David Lazzaretti.
Nella stessa casa fu fondata nel 1908 la Cooperativa “Il Risorgimento”, da cui deriva l’attuale Coop Unione Amiatina.

Tabernacolo Madonna del Castagno: secondo la leggenda la Madonna protesse un pastorello assalito dai lupi, piegando su di lui e le sue pecore i rami del castagno.
Nel castagneto secolare, lungo la via provinciale, si svolge ogni anno, in agosto, la rinomata e frequentata Sagra dell’Acquacotta, dedicata a uno dei piatti più tipici della tradizione alimentare amiatina e maremmana.

Marroneto

I boschi di castagni folti e rigogliosi danno il nome al piccolo centro. Più a valle attorno alle omonime e caratteristiche fonti-sorgenti si sono sviluppate altre sette borgate: case Raspini, case Tonini, Gretini, Mormoraio, Soana, case Bigi e Case Baciacchi. A caratterizzare la sua economia furono anche i tempi della emigrazione stagionale in Maremma, dei duri lavori di dicioccatura nella lontana e malarica pianura, della fame e della miseria. Tanto che ai Gretini nacquero e poi si dettero alla macchia due temerari briganti dell’epoca, Settimio Menichetti (1861-1897) e Settimio Albertini (1865-1897).

Eventi

  • Canti di questua della Befana la sera del 5 gennaio, dall’imbrunire fino a notte fonda.
  • Carnevale Morto: ultimo martedì di Carnevale.
  • Fuochi di mezzo agosto festa dell’Assunta: (14 agosto), nei campi e davanti alle case palpita una corona di fuochi scaturiti da cataste di fascine incendiate.

Bagnolo

L’insediamento umano, come quasi in tutti gli altri centri dell’Amiata, lo si deve proprio alla ricca presenza di acque, che qui fuoriescono in modo copioso a causa dell’incontro della roccia trachitica di origine vulcanica con la sottostante roccia sedimentaria. Il nome stesso di Bagnolo deriva da un torrente che scende dalla montagna nel fosso Cadone. Vi sono 8 tradizionali borgate: Fosso, Chiesina, Convento, Gioco, Osteria, Poggetto, Faggia e Case Fioravanti.

Eventi

  • Palio degli asini: ultima domenica di agosto con una corsa “alla lunga”
  • Canti di questua della Befana: la sera del 5 gennaio. Tra i prodotti locali ricordiamo il dolce ciaramito.
  • Sagra del Fungo Amiatino, una delle prime e più originali sagre della nostra montagna (1959), che qui si svolge nei primi due fine-settimana del mese di ottobre attraverso tutta una serie di attrazioni, esposizioni ed escursioni.